ampiamente minorenne, il biglietto me lo pagò il nonno: mi chiamò in disparte, mi infilò i soldi in tasca, si raccomandò di non dirlo a nessuno e io, prima che potesse ripensarci, lo presi in parola: nemmeno aveva terminato di parlare che già avevo inforcato la bici per pedalare sino alla stazione e, ancora trafelato, saltai sul primo bus diretto a Modena sperando che non fossero già tutti esauriti! ora bè, del concerto in sé non ricordo moltissimo... tanta era l’emozione che non credevo alle mie orecchie, figuriamoci agli occhi! faceva un caldo pazzesco, sotto di me un prato pieno di folla e sul palco i "Rolling Stones"! dicono sia la più grande rock’n’roll band che si sia mai vista e, per quel che mi riguarda, chi pensa il contrario peste lo colga.
quanto durò non lo saprei dire, ma all'uscita mi attendeva una notte surreale, popolata da tifosi esultanti per i mondiali che sfrecciavano tra un rombare di bikers e i nugoli di strane creature dalle pupille affilate che si riversavano fuori dallo stadio... io sgambettavo verso la periferia, allegro e frastornato, chiedendomi come accidenti si possa pensare a una partita sapendo di avere i Rolling Stones sotto casa. e poi via, in un viaggio durato sino all'alba, sobbalzando tra le campagne e i fossi piemontesi tra un passaggio di fortuna e l'altro. nessuno si svegliò, quando rincasai, ma non avevo nulla da temere perché mia madre era una fan degli Stones e aveva deciso di coprirmi. mio padre invece l’avevam condito via con una balla, lui preferiva i vecchi Fleetwood Mac di Peter Green, e non eravamo certi di come avrebbe potuto reagire.
se c'è una cosa che mi fa star bene sono i ricordi... viaggi, persone, parole: tutto quello che ne è rimasto lo ho affidato a buste e scatole. è confortante sapere che ci sono, e anche tirarmele dietro mica è un peso.
non fraintendermi, però... non è che io sia uno di quei tipetti sempre inchiodati a luoghi o situazioni del passato: quelli più che starsene lì a giocare ai "salici piangenti" non san fare... e di prendersi la responsabilità di essere qui, ora, nemmeno voglion sentir parlare. diciamo che ai miei ricordi non penso spesso, ma che mi piace sapere di averli.
ricordare è doveroso, fosse anche solo per il gusto di ripetere gli stessi errori ridendo del tempo che passa e di chi si aspetta di vederci cambiare.
cosa siamo stati per gli altri e gli altri per noi, questo importa. nel bene o nel male, non fa una grande differenza: gattonare lungo il percorso che ci ha portato ad essere ciò che siamo è un modo di comprendere perché facciamo una cosa invece di essere altrove impegnati in tutt’altro.
però... bè, come ogni viaggiatore che si rispetti so che è saggio muoversi con un bagaglio leggero, e così periodicamente mi libero di una scatola, abbandonandola al proprio destino. tutte robe che poi finiscono per mancarmi un casino... almeno sino a quando non me ne dimentico. vabbè.
[On Air: "I Forgot to Remember to Forget", Elvis Presley]
il metodo migliore per capire una cosa, a mio avviso, è prenderla e scomporla. ora, chiaramente, questa formula non è applicabile a tutto ciò che ci circonda [sappi che nella scomposizione di un familiare, una vicina, un collega o una morosa potrebbe configurarsi l'ipotesi di un reato], ma può aiutarci a penetrare gli equilibri di architetture più complesse. ora non fraintendermi, non sto cercando di sminuire il/la tuo partner, penso piuttosto a fenomeni riguardanti le masse e verso i quali la deresponsabilizzazione viene immediata e istintiva: i governi, i moti popolari, le guerre: non siamo noi a generarli, non abbiamo strumenti per evitarli, sono fenomeni di "autocombustione" di un sistema dai cui meccanismi non possiamo sottrarci. eppure, il sistema siamo noi.
bè, tutto questo per dire che ho rivisto "Duello nel Pacifico", con Lee Marvin e Toshiro Mifune. e che mi ha lasciato a bocca aperta come quando me lo son trovato sullo schermo per la prima volta. chi lo hai mai visto un film di guerra con due soli soldati, uno per esercito? su un'isola deserta e senza nemmeno un morto ammazzato? con Marvin che parla inglese, e quindi viene doppiato in italiano, mentre Mifune si esprime solo in giapponese?
sprazzi di dialoghi che sono monologhi, niente sangue ed effettacci, niente truppe, generali e ordini da eseguire senza pensare: sempre di guerra si tratta, chiaro... eppure, messa così, fa tutto un'altro effetto.
certo John Boorman [il regista di "Un tranquillo week-end di paura", per intenderci] ha avuto un bel coraggio a presentare un film del genere nel 1968, mentre infuriavano le polemiche sul Vietnam, e a scegliere due veri reduci per interpretare i protagonisti... ma è una qualità che vorrei trovare più spesso in chi fa il suo mestiere.
da vedere e rivedere, che certi film non li si rivedrà mai abbastanza. chissà, alla fine potremmo pure imparare qualcosa.
Capita che te ne vai a spasso da un sito all'altro, quando improvvisamente scorgi qualcosa di familiare... allora ti fermi, guardi meglio e quel qualcosa sei tu: io sono il primo a sinistra, quelli al mio fianco sono i Limido Bros. E sul palco a dir la sua c'è nientemeno che Mr. Charlie Musselwhite. Tutti insieme a Buguggiate appassionatamente, yep!
lo so, lo so... me lo dico e me lo ripeto: io dalla televisione devo stare alla larga, almeno quando è accesa, che poi finisce sempre che mi incazzo. ora però vorrei tanto sapere com'è che l'avvocato Bovio è stato accolto in Chiesa e Welby no. non per altro, eh, ma è possibile che neppure la Legge Divina sia uguale per tutti?
un amico, tempo fa, se ne stava lì a parlarmi di internet come dell'unica e ultima vera terra di frontiera in cui fosse possibile misurarsi con mostri, demoni più o meno squamati, tiranni crudeli, troll e divinità oscure... pochi click bastavano per affacciarsi [e, perché no, all'occorrenza pure inoltrarsi] su lande brumose ed infide, dove tutto è il contrario di tutto e la realtà nient'altro che un gioco di apparenze.
per lui ogni sfida era occasione di mostrare il proprio coraggio e, instancabile, scendeva in campo quotidianamente. a volte ne usciva con l'hard disk acciaccato ma, come un vero eroe, mai si preoccupava dei possibili danni... niente rischio, poco onore. fa parte del gioco.
ad esser sincero non avevo mai guardato al web in quest'ottica, ma ammetto che non è priva di un certo fascino. nel mio caso, ad esempio, è un'innata pigrizia a trattenermi dal saltellare di tetto in tetto in calzamaglia e mantellina per contrastare le perfide creature che insidiano il nostro mondo [per quanto sono certo che ci farei un figurone]... poterlo fare sgranocchiando snacks ipercalorici comodamente spalmato sul mio seggiolone sarebbe tutta un'altra cosa. dovrò farci un pensierino, una volta o l'altra. stasera intanto vado dal barbiere, poi vediamo.
viviamo in un'epoca sconvolta, più sconvolta di quello che sarebbe normale, perché nonostante i grandi progressi scientifici e tecnologici l'uomo non ha la più pallida idea di chi è o che cosa sta facendo.
Mister Destiny! con Quentin Tarantino! me lo han prestato! gaudio! gioia! tripudio! arrivo a casa, rapido allestimento del kit del videoalienato [cuscini, beverone ghiacciato, snacks ipercalorici, telecomandi vari] e mi metto comodo.
il deserto, una "Roadrunner" Plymouth Coupè 440 a sei cilindri del 1969 color blu culo di scimmia, un uomo in fuga e colonna sonora con sospetta partecipazione dei Fabulous Thunderbirds. dialoghi ad effetto, farciti di bieca retorica barfly nonché mitologia on the road usa e getta: ci son tutti gli ingredienti per passare un delizioso, futile pomeriggio lontano da tutto e tutti.
chi è Mr. Destiny? che accidenti succede in quella piscina? non lo saprò mai. o quantomeno non a breve. il DVD è illeggibile proprio nella parte dove ogni domanda trova la sua risposta. SFIGA! SFIGA! SFIGA!
devo trovarlo a noleggio, non vedo alternative. umphf.
piccolo ed iracondo bipede dal corpo squamato, l'akkittemmùrt-temmùrt è solito poltrire al sole senza nulla fare. non ha particolari bisogni se non quello di generare rumore, e per questa ragione tiene sempre con sè una più o meno gracchiante radiolina, sempre accesa e ad un volume impossibile per i timpani di qualunque altra creatura.
la sua innata pigrizia lo rende un animale fondamentalmente stanziale e monogamo, come i piccioni [e i cattolici, aggiungerei.. se non lo avesse già fatto Woody Allen]: dopo aver conquistato una femmina raramente se ne separa [e quando si azzarda a provarci lei, solitamente finisce che si prende un sacco di legnate]. non disdegna comunque brevi migrazioni, solitamente a bordo di chiassosi e folkloristici mezzi di locomozione e rigorosamente in agosto.
la femmina dell'akkittemmùrt-temmùrt vive in funzione del compagno: non si sa come si gestisca nella stagione fredda, ma appena cominciano i caldi lo nutre, lo accudisce, lo spalma di creme solari e bada bene di aver delle batterie a portata di zampa onde evitare i devastanti scoppi d'ira del nostro incazzoso amichetto.
nelle giornate di pioggia l'akkittemmùrt-temmùrt si aggira nervosamente nella propria tana, ben saldo sulle zampette arcuate, andando su e giù con tale foga da lasciare sul parquet una ben evidente scia del suo inquieto deambulare. la femmina, in quei casi, cucina e si tiene in disparte.
romantico e di indole un tantino malinconica, l'akkittemmùrt-temmùrt è amante del bel canto e nelle calde, limpide notti di plenilunio può capitare di udirlo intonare sgraziate melodie alla luminosa e paffutella luna, mentre solitaria brilla un pò sui giusti e un pò sugli ingiusti.