
la vecchia Leonarda ha accompagnato la mia infanzia, facendo le veci dell’uomo nero: si diceva infatti “va che se non fai a modo ti porto a far merenda dalla Cianciulli!” o “fai il bagnetto da solo o chiamo la Cianciulli?” e avanti così all’infinito… non c’era davvero limite alle problematiche che la simpatica saponificatrice della Bassa poteva risolvere!
il nome veniva storpiato in tutti i modi possibili: Leonarda Cianciulli diventava di volta in volta “la Cinciùla”, “la Cianciùlla”, “la Cinciulà” e via dicendo. e anche ai suoi crimini si aggiungevano sempre nuovi raccapriccianti dettagli, nei nostri racconti di pistolini.
quando però finalmente ho deciso di documentarmi, non ho potuto reprimere la delusione nell'apprendere che a finire nel suo pentolone, in realtà, furono solamente in tre. tutte sue ottime amiche, tra l'altro, aventi come denominatori comuni una profonda solitudine e l'incapacità di adattarsi alla vita di provincia. i fatti si svolsero tra il 1939 e il 1940.
quanto a Leonarda, non era che una povera sciagurata: figlia indesiderata di uno stupro, decise di lasciarsi alle spalle un'esistenza di umiliazioni e soprusi abbandonando l'Irpinia per Correggio. ossessionata dal desiderio di maternità, solo dopo una lunga serie di aborti riuscì a dare alla luce 4 pargoletti. le nascite certo furono un grande sollievo, così come l'essersi integrata nella vita del paese e aver aperto un negozietto di abiti usati con l'indennizzo spettante ai profughi del terremoto, ma nessuno le avrebbe mai tolto dalla testa di esser vittima di un maleficio, per tutti i guai che da sempre le eran piovuti addosso. fu così che cominciò ad interessarsi di magia e tarocchi.
i figli erano ormai grandi, quando nella sua mente si affacciò il terrore di perderli nella guerra che ormai dilagava: urgeva correre ai ripari e la via le fu indicata dal cielo...
le sue vittime le scelse [e poi le sciolse, ehm...] con cura, tutta gente che nessuno avrebbe cercato a lungo. bella tipetta, sissignore. pare che in fase processuale, data la difficoltà di esecuzione della procedura adottata dalla intraprendente signora per eliminare ogni traccia delle vittime, il giudice insinuò che potesse essere stata assistita da un complice. Leonarda non si scompose e chiese che le fosse messo a disposizione un corpo lì in aula, in modo da procedere con una rapida dimostrazione…
morì nel 1970, nel tepore del Manicomio Criminale di Aversa, lasciando dietro di sè un memoriale di 700 pagine intitolato Confessioni di una mente amareggiata nel quale si racconta senza omettere alcun dettaglio. certo, il suo caso dovrebbe far riflettere su quanti danni possa produrre l’ignoranza in una mente umana, e sulle conseguenze che può avere il lasciar che se ne vada comunque alla deriva.
qui lo scrive e qui lo nega: baxx alle ore 11:19 | Permalink |
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