
Un ragazzo cresciuto in fretta, Gene Taylor. Documenti falsi in tasca, le mani strette al volante e gli occhi fissi sulla strada, sulla sua auto si avvicendarono Pee-Wee Crayton, T-Bone Walker, Lowell Fulson e tutti quelli che con Los Angeles e il blues ebbero qualcosa a che fare. Gente poco incline alle domande e con le proprie cose a cui pensare… su quanti anni avesse davvero, nessuno si mise mai a indagare. Conosceva i tasti di un pianoforte e sapeva dove andare, tanto poteva pure bastare. Furono loro la sua famiglia, i suoi Maestri, i suoi amici. La vita può farti diventare un uomo ben prima del tempo, quando ci si mette.
Nel 1974 Gene incontrò Bob “The Bear” Hite, sul boogie-woogie sapeva tutto quello che c’era da sapere e per quasi tre anni se ne andò in giro con lui e i Canned Heat. Vennero poi Ronnie Hawkins, James Harman, Doug Sahm, Charlie Musselwhite, John Hammond: era un uomo, ormai, e non aveva più alcun bisogno di mentire per suonare.
Dopo le scorribande rock ‘n’ roll nei Blasters con i fratelli Alvin degni compari e una manciata di lustri spesi nei Fabulous Thunderbirds tra i blues di Kim Wilson, ora Gene si è lasciato alla spalle Austin per sistemarsi in Belgio e riprendere la strada dell’avventura.
Trovarmelo al fianco è una grande emozione, sissignore. E stavolta tocca a lui raccontare… al volante ci sono io, ad ascoltare.
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