Guardare i vecchietti giù al parco, alle poste o a spasso per il centro affiancati da splendide fanciulle baltiche, caucasiche o balcaniche ha sempre smosso in me rigurgiti di invidia. Mica lo nego. Cos'è, devo aspettare di rimettermi il pannolone per aver diritto anch'io a un pò di attenzioni? Possibile che debba accudirmi sempre da solo?
Già faccio quel che devo fare per portare a casa la pagnotta... non avrei diritto a pensare pure a un pò di fattacci miei, dopo? Invece di impugnare pignatte e scopettoni?!
E così decido che, dopo lustri di regime autarchico, è tempo di una svolta. Da dove cominciare? Da Lei, chiaro. Che, sul quartiere, sa tutto quel che c'è da sapere.
«Dì, non è che conosci qualcuna disposta a prendersi cura di me? Mica ho grandi pretese, eh. Un paio d'ore a settimana potrebbero pure bastare.»
«Verrei io, ma gli acciacchi non me lo consentono... perché non ti organizzi da solo? Non è che ci voglia poi tanto!»
«È tutta la vita che mi organizzo da solo. Voglio essere accudito, prima che sia troppo tardi.»
«Tardi per cosa?»
«Per essere accudito, no? Se senti qualcuna, fammelo sapere. E ricordati che ho la micia, che non sia allergica o robe del genere.»
...
A vederla non è esattamente come l'immaginavo... però, chissà, con l'età avrà acquisito una certa esperienza. Bisogna esser positivi, nella vita.
«Hai problemi con gli animali?»
«Io vivo con gli animali» penso si riferisca al figliolo, che conosco di vista... in realtà questa si tiene in casa un gatto, un furetto e una coppia di serpenti, mi confida. Se gestisce quelli può cavarsela pure qua, deduco. Mi fido e consegno le chiavi. Rubie, dal canto suo, diffida: non perde un solo movimento della tipa, gli occhi affilati come baionette, la coda a pennacchio e le orecchie in assetto di volo.
...
La prima volta rientro a notte fonda. Un biglietto sulla scrivania mi informa che "La birichina non ha mangiato". Guardo la ciotola e mi perplimo: contiene un blocco di cibo, praticamente inscalfibile. È come invitare a pranzo qualcuno e rifilargli un tacchino intero. Crudo. Boh. Rubie, affamata, tira delle gran capocciate sullo sportello per convincermi a darle qualcosa di commestibile.
La seconda volta... rientro per pranzo, incalzato da una strana inquietudine. Mi guardo attorno, di Rubie nessuna traccia. Noto un bozzo nel letto, alzo la prima coperta per farla uscire. Non c'è. Ripeto l'operazione con la seconda, di lei nemmeno l'ombra. Tocca alle lenzuola, via pure quelle! Niente. Non capisco. Guardo meglio, il futon è ricoperto da una fodera di tela grezza molto pesante, apro e lei è lì, sigillata. Esce barcollando, vomita e se ne va sul balcone. Dubito che le fosse rimasta molta autonomia, là dentro.
Prendo fiato, recupero la calma. Raggiungo la tipa, spiego che certi lussi sono eccessivi per le mie finanze e in futuro dovrò far da me... lo san tutti, quando i tempi si fan duri pure ai duri tocca rassettare.
Lei sembra incerta. Sospetta sia per qualcosa che ha fatto. La rassicuro, taglio corto, intasco il portachiavi, saluto e mi allontano.
«Se per caso dovessi fare un altro dei tuoi viaggi, però, sappi alla micia posso pensare io! A quella birichina!» mi volto, lei è lì e sorride. Giurerei di aver notato uno strano sbrilluccichìo baluginare nei suoi occhi.
Un brivido gelido mi scorre lungo la schiena mentre, affrettando il passo verso casa, controllo che le chiavi ci sian tutte.
Già faccio quel che devo fare per portare a casa la pagnotta... non avrei diritto a pensare pure a un pò di fattacci miei, dopo? Invece di impugnare pignatte e scopettoni?!
E così decido che, dopo lustri di regime autarchico, è tempo di una svolta. Da dove cominciare? Da Lei, chiaro. Che, sul quartiere, sa tutto quel che c'è da sapere.
«Dì, non è che conosci qualcuna disposta a prendersi cura di me? Mica ho grandi pretese, eh. Un paio d'ore a settimana potrebbero pure bastare.»
«Verrei io, ma gli acciacchi non me lo consentono... perché non ti organizzi da solo? Non è che ci voglia poi tanto!»
«È tutta la vita che mi organizzo da solo. Voglio essere accudito, prima che sia troppo tardi.»
«Tardi per cosa?»
«Per essere accudito, no? Se senti qualcuna, fammelo sapere. E ricordati che ho la micia, che non sia allergica o robe del genere.»
...
A vederla non è esattamente come l'immaginavo... però, chissà, con l'età avrà acquisito una certa esperienza. Bisogna esser positivi, nella vita.
«Hai problemi con gli animali?»
«Io vivo con gli animali» penso si riferisca al figliolo, che conosco di vista... in realtà questa si tiene in casa un gatto, un furetto e una coppia di serpenti, mi confida. Se gestisce quelli può cavarsela pure qua, deduco. Mi fido e consegno le chiavi. Rubie, dal canto suo, diffida: non perde un solo movimento della tipa, gli occhi affilati come baionette, la coda a pennacchio e le orecchie in assetto di volo.
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La prima volta rientro a notte fonda. Un biglietto sulla scrivania mi informa che "La birichina non ha mangiato". Guardo la ciotola e mi perplimo: contiene un blocco di cibo, praticamente inscalfibile. È come invitare a pranzo qualcuno e rifilargli un tacchino intero. Crudo. Boh. Rubie, affamata, tira delle gran capocciate sullo sportello per convincermi a darle qualcosa di commestibile.
La seconda volta... rientro per pranzo, incalzato da una strana inquietudine. Mi guardo attorno, di Rubie nessuna traccia. Noto un bozzo nel letto, alzo la prima coperta per farla uscire. Non c'è. Ripeto l'operazione con la seconda, di lei nemmeno l'ombra. Tocca alle lenzuola, via pure quelle! Niente. Non capisco. Guardo meglio, il futon è ricoperto da una fodera di tela grezza molto pesante, apro e lei è lì, sigillata. Esce barcollando, vomita e se ne va sul balcone. Dubito che le fosse rimasta molta autonomia, là dentro.
Prendo fiato, recupero la calma. Raggiungo la tipa, spiego che certi lussi sono eccessivi per le mie finanze e in futuro dovrò far da me... lo san tutti, quando i tempi si fan duri pure ai duri tocca rassettare.
Lei sembra incerta. Sospetta sia per qualcosa che ha fatto. La rassicuro, taglio corto, intasco il portachiavi, saluto e mi allontano.
«Se per caso dovessi fare un altro dei tuoi viaggi, però, sappi alla micia posso pensare io! A quella birichina!» mi volto, lei è lì e sorride. Giurerei di aver notato uno strano sbrilluccichìo baluginare nei suoi occhi.
Un brivido gelido mi scorre lungo la schiena mentre, affrettando il passo verso casa, controllo che le chiavi ci sian tutte.
qui lo scrive e qui lo nega: baxx alle ore 12:07 | Permalink |
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